mercoledì 2 ottobre 2013

Intervista a Francesca Diotallevi


Dovete sapere che io ho un rapporto un po' strano con le interviste. Quando me le fanno le vivo con un po' di apprensione—niente di esagerato, mi sento soltanto di fronte all'Inquisizione Spagnola.
Questa volta, però, tutto ok, perché le domande le faccio io. In occasione dell'uscita de Le stanze buie, primo libro di Francesca Diotallevi, lei si è infatti prestata a un mio piccolo interrogator—ahem! volevo dire, a una mia piccola intervista.

Inizialmente, per porre le domande, avevo indossato la tonaca da domenicano e preso il mazzafrusto, poi mi sono accorta che la sedia chiodata non era bene oliata. Damn it, io sono una professionista, e certe cose non le tollero! Ho quindi ripiegato su un trattamento diverso.

Quello che segue è il fedele resoconto di come è andata.

Immaginatevi una stanza con pareti grigie, senza finestre. Un ventilatore a soffitto si muove lentamente. Nel mezzo della stanza c'è un tavolo con sopra una lampada accecante, e seduta su una sedia di ferro, con le mani in grembo e sul viso un'espressione ostinata, Francesca. Non dirò nulla, mi promettono i suoi occhi. Ma io ho i miei metodi per farla parlare.
In piedi davanti a lei, con il cappello Borsalino calato sulle ventitré e la sigaretta senza filtro che mi pende a lato della bocca, faccio un ghigno e allungo la mano verso la lampada, dirigendo la luce verso i suoi occhi.
«Questo trattamento è inaccettabile!» protesta Francesca portando il braccio davanti al volto per proteggersi dalla luce. «Se avessi saputo cosa intendevi quando mi hai detto: "solo un paio di domande"...»
«Risparmia il fiato per vuotare il sacco» la interrompo io, e la sigaretta ondeggia su e giù mentre parlo. «E per la cronaca, non è affatto un trattamento inaccettabile. La lampadina è a risparmio energetico.»

Nina: E adesso parla! Chi è Francesca Diotallevi? Cosa sai di lei?
Francesca: Accidenti, mi sento come il gangster di un film anni 40! Essere oggetto di interrogatorio (per quanto eseguito con lampadine a basso consumo) è una cosa nuova per me, inoltre non è mai semplice parlare di se stessi… proverò a essere concisa. Ho vissuto con i libri da quando ho memoria per ricordare, sono la costante della mia vita e, oltretutto, i miei genitori si sono conosciuti in una libreria: predestinata? Ho troppe storie in testa e vado in giro con l’aria da svampita, cosa che, in una città come Roma, mi fa rischiare la vita ogni volta che attraverso una strada. Ho sempre un libro nella borsa e una volta sono stata in grado di sbagliare per ben quattro volte di fila la fermata della metropolitana, perché non riuscivo a staccare gli occhi dalla pagina nel momento in cui avrei dovuto scendere. Mi sto ancora chiedendo come diavolo ho fatto. Ho lavorato in una biblioteca, e questo, temo, mi ha rovinata definitivamente. Vivo con il mio futuro marito in un appartamento con un grande terrazzo e un piccolo, delizioso, studiolo.

È andata più o meno così
Di cosa parla il tuo libro? Non mentire o ti sbatto in isolamento!
Devo dire che i tuoi metodi sono piuttosto convincenti! ... il mio libro parla di una casa dalle stanze buie e di un uomo che deve fare i conti con i fantasmi del suo passato. Un passato doloroso e mai esorcizzato, che si intreccia con segreti inconfessabili e un’antica, terribile colpa. Una storia di riscatto, dunque. Ma anche, e soprattutto, una storia d’amore...

La Torino del 1864. Bei tempi, quelli. C'era più rispetto per gli anziani e per gli ispettori di polizia burberi. Perché hai scelto proprio quel luogo e quel tempo?
Per un motivo ben preciso: Torino, in quegli anni, era la capitale di un’Italia appena nata. La città più in vista, la più viva, dove si concentrava il fermento politico e sociale. La più difficile da lasciare, dunque, per un uomo che aveva fatto del lavoro, della carriera, l’unico scopo della sua vita. Ma non solo. Torino, così snob e rigida nell’etichetta, riflette il protagonista. Le Langhe, invece, sono l’ignoto, il mondo contro lui si scontra. Un mondo che non conosce e non comprende e che stravolgerà la sua razionalità, portandolo a mettere in discussione ogni cosa.

Questo maggiordomo, protagonista de Le stanze buie, ha un'aria sospetta. E terribilmente affascinante. Raccontami di lui, o in alternativa dammi il suo numero di telefono!
‘Terribilmente affascinante’ è senza dubbio lusinghiero, ma confesso di non aver mai pensato al mio protagonista in questi termini. Innanzitutto, fisicamente l’ho immaginato spilungone e allampanato, con un naso ‘importante’ e uno sguardo severo. E poi, Vittorio non è un uomo facile: è rigido, pignolo ed esigente, soprattutto con se stesso. Ha incentrato la sua vita su regole ben precise, ed è incapace di andare oltre i confini che si è autoimposto. Almeno inizialmente. Per me la sua bellezza, il suo punto di forza, risiede nel cambiamento. Cambiamento che prima subirà, e poi affronterà, consapevolmente. Ci vuole un grande coraggio per superare i propri limiti, no?

Cosa si prova nello scrivere, e nel pubblicare, il primo libro?
E’ una sensazione euforizzante, unica. Sapere che qualcuno crede nel tuo lavoro e ha deciso di investirci ti fa camminare a un metro da terra! La fase di scrittura non è stata semplice, all’inizio, perché per la prima volta mi sono trovata ad affrontare un soggetto completamente mio (vengo dal mondo delle fan fiction) e una trama che andava oltre il semplice racconto. Credo che tanti scrittori alle prime armi si siano sentiti così, come giocolieri inesperti e terrorizzati: se ti cade una pallina è la fine! Il segreto, però, è crederci. Io ho mollato tante storie dopo le prime pagine, perché non ci credevo abbastanza, non le sentivo nella pancia. Con questa è stato diverso, non ho mai allentato la presa. Non che sia stata una passeggiata: raramente le cose vengono bene al primo colpo. Perciò ho riscritto, tanto. Quando ho finito ho praticamente ricominciato da capo. Ho tagliato e ricucito. Ho ascoltato pareri e fatto tesoro dei consigli ricevuti. Ho aspettato mesi prima di rileggere e, di nuovo, rivedere tutto, cercando di essere il più obbiettiva possibile. Non sono mai stata indulgente con me stessa. E quando la casa editrice ha risposto, ho pianto di incredulità. Perché credevo nella storia, ma non in me stessa. Questo per dire che, insomma, scrivere non è un gioco facile, ma è un gioco bellissimo.

Quando si commette un reato, di solito si hanno dei complici. Quali sono i tuoi? Ci sono scrittori che ti hanno spinto a prendere la penna in mano, o film che ti hanno colpito al punto di dire "voglio dare anche io certe emozioni", o frammenti di vita vissuta che ti hanno fatto diventare scrittrice?
Assolutamente sì, sono circondata di complici! Il Grande Colpevole è certamente Stephen King: mi ha reso una lettrice seriale ed è da lui che ho imparato l’amore per i dettagli, per le storie che si vedono, si sentono e si toccano. Adoro la scrittura sensoriale, coinvolgente, ricca di particolari. Poi ci sono le sorelle Brönte, Henry James, Rebecca West, Kazuo Ishiguro, Sarah Waters, Tracy Chevalier, tutti scrittori che mi hanno ispirato e spinto a migliorare: nel momento stesso in cui leggevo i loro libri volevo essere loro, volevo avere la loro testa e le loro mani. Ultimamente mi sono imbattuta in Anya Seton e nel suo Verde oscurità. Una rivelazione! Adesso voglio scrivere come la Seton...

Come scrivi, Francesca? Di notte, di giorno? Buttando giù una sinossi scarna o prevedendo ogni scena?
Non ho orari, scrivo quando mi capita, quando ho abbastanza tempo per buttare giù almeno qualche riga. “Le stanze buie”, però, l’ho scritto principalmente in tarda serata, quando rientravo dal lavoro. E’ stato la mia valvola di sfogo. Per quanto riguarda la trama, non faccio scalette e non pianifico nulla. Partire organizzata non è nel mio stile! Sono fermamente convinta che l’importante non sia avere le idee chiare, il quadro completo, ma iniziare a scrivere, semplicemente. Basta un’intuizione, una sensazione. Quando ho iniziato “Le stanze buie” non sapevo nulla della storia, sapevo solo che sarebbe stata la storia di un maggiordomo impeccabile e intransigente. Sono partita dal protagonista, dunque, e piano piano gli ho costruito attorno un mondo. Gli ho cucito addosso la vicenda come un vestito su misura.

Vuoi raccontarci qualcos'altro? Bada bene, soffiate spontanee potrebbero aiutarti a uscire di qui...
Ma sai cosa ti dico? Mi sto quasi abituando a questa lampadina puntata in faccia! Cos’altro potrei raccontare?  Quando ho deciso di ambientare parte del romanzo nelle Langhe ho aperto Google e ho digitato “paesi Langhe”. Ho scelto Neive per la poeticità del nome, poi ci sono andata e ho scoperto un mondo meraviglioso: se dovesse capitarvi, fermatevi a fare una passeggiata nel piccolo borgo e tra i vigneti, o a dormire in una vecchia cascina, come ho fatto io.  Si respira ancora un’aria antica. Certo, gli abitanti del luogo si saranno chiesti cosa diavolo stesse facendo quella pazza che scattava foto nel piccolo camposanto, o sulla pensilina della stazione (che, tra parentesi, è cambiata molto poco da come doveva presentarsi a metà Ottocento, come dimostrano le foto dell’epoca!).
È  una cosa che adoro percorrere le stesse strade che immagino percorrano i miei personaggi, cercare di entrare nella loro testa e guardare con i loro occhi.

E adesso, dicci come recuperare il bottino. Dacci link, scorciatoie di blog e mappe informatiche per raggiungere il tuo libro.
Il libro è solo in formato cartaceo e si può prenotare in tutte le librerie, mentre dovrebbe essere presente in quelle grosse le Feltrinelli. Sul web è possibile acquistarlo su svariate librerie online (e con un bello sconto!), tra cui: IBSAmazon, Libreria UniversitariaMondadori. Oppure direttamente sul sito della Mursia. Per chi volesse seguire le news sul libro, invece, c’è la mia pagina Facebook.

L'interrogatorio è finito. Puoi andare, ragazza, ma ti tengo d'occhio, sappilo. E in effetti, potremmo rifarlo, prima o poi. È stato divertente, no?
È stato divertente, sì. E, dal tuo ghigno, immagino lo sia stato molto anche per te!
Ti ringrazio per questa ‘chiacchierata’ Nina, e spero, un giorno, di poter ricambiare l’interrogator…ahem! La cortesia.


20 commenti:

  1. Di questo romanzo trovo intrigante:
    1. atmosfera misteriosa
    2. ambientazione torinese che mi richiama alla mente le suggestioni horror di Dario Argento
    3. Il sogno finalmente realizzato di una scrittrice italiana che mi fa andare in brodo di giuggiole (lei ce l'ha fatta, allora non è impossibile!!)
    4. Lo stile pacato dell'intervistatrice...sì, come no :-))
    Oggi vado di sicuro a curiosare in libreria...
    Skyla

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    1. Ciao Skyla, sono contenta del fatto che alcuni elementi ti abbiano intrigato. Il romanzo non è un horror, ma qualcosa, di questo genere, l'ha indubbiamente ispirato (più che ai film di Dario Argento, però, penso a film come The Others...)
      Riguardo al fatto di realizzare i propri sogni, io stessa fatico a crederci, però sì, non è impossibile... ci vuole tanta dedizione, e un pizzico di fortuna^^
      Spero che, se deciderai di leggere il libro, resterai soddisfatta!

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    2. Hai citato uno dei miei film preferiti!
      Mai aprire una porta prima di avere chiuso l'altra, me lo ricordo ancora.
      Alla fine the Others mi ha pure fatto piangere e odio essere quel tipo di donna
      dalla lacrima a fine film. (a dire il vero l'altra sera ho pianto su una puntata
      dei Pokèmon e no, non ho dieci anni)

      Non ci credo...
      Adesso sono moralmente obbligata a leggerti :-)
      Ciaoo, Skyla

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    3. The Others è ispirato a un libro, Giro di vite di Henry James, che a sua volta ha ispirato il mio romanzo. Il film... potrei rivederlo mille volte! Ho preso in prestito la grande casa vittoriana, la casa che non può dimenticare la tragedia che si è consumata fra le sue mura, e l'atmosfera tetra e claustrofobica... spero di aver giocato bene le mie carte^^
      Per quanto riguarda la lacrima sul finale, mi reputo una grande esperta! Il mio fidanzato una volta è uscito dal cinema precedendomi di parecchi metri, imbarazzato, mentre io lo seguivo a distanza con il moccio al nasoXD Però, non neghiamolo... piangere è liberatorio, dopo ci si sente sempre meglio^^

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    4. Nelle librerie me lo danno disponibile dal 4 novembre...
      Feltrinelli, Mondadori e Ibs (online invece dà "normalmente
      disponibile" in 5gg, ma apprendo da Nina che ci sono ritardi...
      lo hai poi ricevuto?)
      Sono stata troppo precipitosa, l'avevo già cercato ovunque :-)

      Skyla

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    5. No, Sky, non ci sono ritardi! È colpa mia che l'ho ordinato insieme a un libro con disponibilità a un mese che fa ritardare tutto l'ordine. Ma il libro di Francesca arriva subito, se vuoi prenderlo on-line...

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    6. Grazie Nina! :-)) Come al solito avevo capito male
      E' che ho questo romanticismo di acquistare in libreria.
      Sarà che è un'autrice giovane, sarà il tema del romanzo che mi attira, sarà che ho quasi la febbre e sono irrazionale (e chiusa in casa da tre giorni mangio a dismisura), ma voglio proprio vederlo su un espositore, acchiapparlo e uscire di cors... ehm pagarlo alla cassa.
      Buona domenica!

      Skyla

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    7. Purtroppo Mursia non ha una distribuzione ai livelli di altre case editrici, ci vorrà un po' di pazienza per riuscire a trovarlo a scaffale, e di certo non si troverà in tutte le librerie >__< Per acquistarlo in libreria, dunque, credo occorra prenotarlo. Altrimenti, appunto, su IBS, Amazon e Libreria universitaria si trova di sicuro^^ Skyla, sono commossa dalla tua ricerca ç___ç tienimi aggiornata!

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    8. Non preoccuparti, Franc, qua ho di tutto... perfino l'Ibs Store a portata di zampa. Sono stata ostacolata dal tempaccio+raffreddorone ma mi mancano all'appello ancora un paio di multi-mega-super-store (sì, ok, tante arie e poi tra i consigliati hanno la stessa roba dell'Ipercoop) :-)
      Comunque è abbastanza normale un mesetto di attesa dall'uscita del romanzo, mi dicevano, in questo periodo di crisi.
      La prox volta spero di portare buone nuove!!
      Skyla

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  2. a me non è ancora arrivato! ma devo confessare che avevo aggiunto un altro paio di cose e sono quelle che lo stanno ritardando... :P

    a me il fatto che una scrittrice italiana ce l'abbia fatta così, in modo pulito, fa tanto piacere, eccome. ma tanto parecchio.
    nello stesso tempo però mi fa rendere conto che forse il mio non era abbastanza buono dal momento che c'è stato il silenzio più spettrale da parte di CE di una certa grandezza... :S
    sigh...

    manu

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    1. Cara Manu, non scoraggiarti. Il processo di invio del manoscritto e attesa di un riscontro è il peggiore; il silenzio delle case editrici è qualcosa con cui tutti gli scrittori devono avere a che fare (tappa obbligatoria, diciamo)... io incrocio le dita per te e ti faccio un grosso in bocca al lupo!

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    2. ehy, ho appena controllato, l'ordine è partito! quindi mi arriverà lunedi! fico!
      tra parentesi, ho amato alla follia il film The Others e non sapevo si trattasse di un libro... mmh, da recuperare allora...
      per quanto riguarda il piangere, è meglio che non mi esprimo perché io piango sulla qualunque... mio marito mi fa vedere apposta cose di un certo tipo (tipo video su youtube) e poi invece di guardare il video guarda me per cronometrare quanto ci metto a piangere.
      l'ultima volta mi ha fatto vedere questo, il farabutto:

      http://www.youtube.com/watch?v=AQcTsHpplW8

      e ora corro a vedere il commento! ;)

      manu

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    3. Marito premurosoXD Però il video è bello... quasi quasi mi ha fatto venire l'idea per scrivere una storia!XD
      Ah, ovviamente sarò felicissima di sapere il tuo parere sul romanzo!

      PS The Others a quanto pare ha molti fan^^ In realtà, è ispirato a Giro di Vite, ma non è esattamente la stessa cosa. Il romanzo, se possibile, è ancora più inquietante...

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    4. ehy, l'ordine è arrivato lunedi scorso come immaginavo, solo che non ho avuto tempo per iniziarlo, oggi lo comincerò. appena finisco faccio sapere!

      manu

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    5. Grazie, lo aspetto con ansia!

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  3. @Manu. Anche io sono nelle tue condizioni, ho ordinato il libro insieme a uno a difficile reperibilità e ancora non è arrivato :(
    Intanto posso solo fare tanti complimenti a Francesca per avercela fatta. E a voi due fanciulle, Skyla e Manu, cosa sono quei musetti lunghi? Perseverare perseverare perseverare, è così che si fa, sù. I rifiuti irrobustiscono l'anima e hanno pathos, sono romantici... no? ;)

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    1. Ma anzi sono contenta figurati!
      Se poi mi dicono di sì mi si guasta il carattere ^_^
      Accidenti ho forato il monitor col naso...
      Skyla

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    2. :D Ecco, questo è lo spirito giusto... monitor permettendo ;)

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  4. Se mi permettete, salto i commenti sulla sostanza,
    e vorrei osannare la forma data all'intervista,
    adoro quando leggendo mi viene da sorridere ed il capo mi và a destra e a manca come a dire e' sempre la solita... non è ancora rinsavita...
    D'altronde è per questo che ti seguo per sorridere delle tue originali trovate,
    non risavire mai!!

    Lucia

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    1. Ahaha Lucia, immagino la tua faccia... e considera che non ho potuto usare neppure il mazzafrusto! ;)

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